Prodi a Scicli per parlare di crescita nazionale

il ‘romantico’ tavolo, pressapochisticamente semi-illuminato, per Romano Prodi

Omaggio a Scicli del prof/presidente Romano Prodi, già presidente appunto del Consiglio italiano, presidente della Commissione Europea, padre nobile dell’Ulivo di sinistra, docente universitario in Italia ed all’estero.

Omaggio perchè, dicono gli organizzatori dell’incontro, su circa 200 inviti in giro per l’Italia, Scicli è stato uno dei prescelti.

Prodi, alloggiato a Donnalucata, ha sia visitato la città ma ha anche presentato il proprio libro, non proprio una stesura letteraria quanto la trasposizione di dialoghi e sue interviste. Il titolo è ‘Il piano inclinato’ (ed ‘Il Mulino’, 13€) con ipotesi ed idee sul rilancio del Bel Paese.

Dopo la sua ‘curiale’ presentazione (ironicamente lui l’ha definita ‘predica’), praticamente al buio nel cortile del “Ricovero Carpentieri”, Prodi ha gestito molto bene la fase delle domande del pubblico, con un tentativo costante di ‘tirargli’ la giacchetta, volendolo incoronare re di una rinata Sinistra, magari ‘massimalista’ ma pur sempre per andare al governo.

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Domande e caustiche risposte

Così, alla domanda di un pensionato sul perchè nelle vecchie sezioni del Partito Socialista ci fossero pochi professionisti e tanti operai ed oggi invece sono vuote, Prodi ha risposto che nelle riunioni dei partiti, ci sono oggi quei 20/30 personaggi che in effetti cercano solo di scalare poltrone ed incarichi per se.

Romano Prodi in visita a Scicli

E d’altra parte, diciamo noi, forse i pensionati dimenticano che oggi le loro pensioni, praticamente tutte col ‘retributivo‘ quindi molto alte, sono pagate dalle tasse sui guadagni dei precari: chi deve andare nelle sezioni, i precari necessari a mantenere i ‘diritti acquisiti’ dei pensionati?

Bella risposta anche alla domanda sul perchè ci siano fabbriche di armi. Raffreddando gli ardori post-sessantottini in stile ‘figli dei fiori’ e del “mettiamo i fiori nei nostri cannoni”, Prodi ha detto: ‘Se c’è un esercito dobbiamo armarlo. Mica possiamo fare la fine della ritirata di Russia con gli scarponi di cartone! E su 193 nazioni all’Onu, solo il Costa Rica non ha esercito‘. Domanda colpita e affondata.

Spiritosa ma significativa anche la risposta nostalgica di chi, forse eccessivamente auto-incensandosi, ha ricordato come a Scicli, ai tempi, si fondò una sezione di sinistra chiamata ‘Il Carrubbo e l’Ulivo’. La battuta caustica di Prodi: ‘Ecco perchè si sono ammalati tutt’e due‘.

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Senza giacchetta

Insomma, ben esperto di audience, Prodi non si è fatto tirare per la giacchetta dai nostalgici, in questa serata che pareva volgere, pesantemente, al ‘perbenismo’, lontano dalle intenzioni del “prof”.

Non si è fatto tirare in discussioni evanescenti perchè per Prodi, economista, il problema non sono le chiacchiere di paese ma la crescita di un Paese.

Romano Prodi in visita a Scicli

La questione è garantire un lavoro a chi non ce l’ha e non l’immaginifico ‘reddito di cittadinanza’, impossibile da gestire e mantenere.

Ha dichiarato il suo interesse per la crescita economica ed ha snobbato le idee sulla ‘decrescita felice‘, che fa felice solo chi ha – diciamo noi – uno stipendio, meglio se statale o una pensione vecchio-ordinamento-diritto-acquisito.

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Coro e scuola: ma, da noi, non funzionano entrambi

Secondo il prof, due sono le basi fondamentali per questa ipotesi di ri-crescita nazionale: il ‘coro‘ e la ‘scuola‘.

Per il ‘coro’, Prodi chiama così in maniera classica ed italica, ciò che ormai tutti si ostinano a chiamare ‘network’, o “rete” o magari ‘sinergia’. In sostanza, più o meno, un guardare nella stessa direzione per ottenere un risultato tangibile e di qualità.

Per la ‘scuola’, l’idea è che una buona, anzi ottima una formazione scolastica sia il sostrato, culturale e tecnico, per far funzionare effettivamente e costruttivamente il ‘coro’.

Lasciando al lettore curioso la volontà di approfondire i concetti comprandosi il libro, queste due idee e visioni teoriche in Italia si scontrano con la realtà. E tutto sommato, Prodi non può non saperlo.

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Vediamo perchè

Cominciamo dal ‘coro’. Per passare dalle retorica alla pratica, il ‘coro’ ha bisogno non solo di buoni cantanti ma anche di un buon direttore d’orchestra. E’ l’unico modo per raccordare i vari elementi.

Il serio rischio è che, ove anche ci fosse questo direttore, nella nostra società pare sempre guardare non all’interesse comune, del ‘coro’, ma ai suoi particolari, a quello dei suoi accoliti. Per cui, bravi per quanto possano essere, i coristi non possono che stonare.

Se è vero che per Prodi non è più tempo di ‘tenori‘, cioè di singoli che emergono, è anche vero che senza uno spartito comune, non si va a cantare da nessuna parte. Detto in altri termini: senza valori effettivamente riconosciuti dalla Società nazionale, ognuno si rinchiude in se stesso, senza partecipazione collettiva.

Romano Prodi

Questo lascia spazio, nel coro e nella Nazione, a tanti galli. E tanti galli nel pollaio, stonano e starnazzano come oche. Tutto sommato, meglio allora un solo, bravo, tenore.

In Italia, oggi più che mai, i galli sono davvero tanti. Emergono continuamente minoranze, più o meno organizzate, che sovrastano l’interesse collettivo, comune, proponendo le proprie esigenze di gruppo come ‘necessità collettiva’ a cui tendere, senza ‘se’ e senza ‘ma’.

Questo ha completamente annichilito quello che i filosofi chiamano lo Spirito Collettivo di un gruppo che è oggi, prima di tutto, Nazione.

Così facendo è scomparsa quasi del tutto la volontà di fare parte del ‘coro’ (partecipazione alle elezioni in calo) visto che, i direttori d’orchestra che si sono succeduti, guardano al proprio piccolo orticello e, per salvaguardarlo, danno spazio a gruppi e gruppuscoli che del ‘populismo perbenista’ e di nicchia, fanno medaglia.

Il ‘coro’, quindi, in queste condizioni di sfrangiamento per mancanza di una vera ‘visione comune, è impossibile. Italia quindi fuorigioco su questo fronte.

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La ‘sQuola’

La “scuola”, poi. Prodi porta un esempio: la Corea del Sud in cui la scuola è una cosa seria e che ha fatto diventare il Paese una Tigre Asiatica.

Così seria che non esiste il ‘buonismo’ che assolve e che ha massacrato questa istituzione in Italia.

La competizione, in Corea del Sud, è parte del sistema, accettata senza dubbi da parte di nessuno. E non una competizione fine a se stessa, ma necessaria per far emergere il meglio che sarà, poi, humus della società facendola crescere a sua volta. Prodi, ricorda, addirittura, che il sistema è così tosto che i suicidi, in questo segmento di società, sono dato statistico non irrilevante.

In Italia, invece, siamo all’opposto. Mentre è corretto immaginare un sistema sociale che dia le stesse uguali opportunità di partenza a tutti (es. scuola gratis), gli ultimi governi hanno invece avallato l’idea che tutti devono essere ‘uguali’, sempre e comunque.

Così, esempio, il ‘6’ diventa praticamente politico e media tra tutte le materie (4 in matematica e 9 in ginnastica fa 6,5 e sei ‘promosso’).

Romano Prodi con il sindaco di Scicli, preside Giannone

La competizione è esclusa ‘culturalmente’: gli studenti si stressano. Gli stessi prof evitano la competizione. Le prove ‘INVALSI’ (e OECD/PISA), “prova scritta che ha lo scopo di valutare i livelli di apprendimento in italiano e matematica degli studenti“, sono contestate anche da buona parte dei prof che sono meglio orientati a non sapere cosa hanno appreso i propri studenti piuttosto che prendere atto che non sono capaci ad insegnare.

D’altra parte, la scuola italiana è senza ombra di dubbio ‘ideologicizzata‘ e tanti, troppi insegnanti hanno più interesse e si trovano meglio a trasmettere ai posteri i propri ‘valori’ piuttosto che i propri ‘saperi’.

Chi può, infatti, sceglie scuole private di prestigio dove l’insegnamento ha un maggior valore aggiunto di conoscenza e di formazione per il futuro.

Quindi la ‘scuola’ come sistema di crescita, in Italia, è allo sbando. I molti sostengono che continui a dare più che altro posti di lavoro e a non far inserire i giovani, tecnicamente “studenti”, tra le statistiche di chi cerca lavoro.

La formazione italiana è poco considerata, generalmente, a livello internazionale (Pisa Test) e la soluzione sarà tanti ‘lavori socialmente utili’ per gli ex studenti.

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Meglio la Polonia che l’Italia

Questa Italia, quindi, sembra condannata ad attendere chissà-chi. Prodi porta anche l’esempio della Polonia, nazione distrutta dopo decenni di comunismo e socialismo, che è oggi risorta e prima nazione europea per incremento di Pil, grazie al corretto utilizzo dei fondi strutturali europei.

E la Polonia ha potuto spendere – e non rubare – i fondi comunitari perchè ha ritrovato uno spirito nazionale forte, unitario. Da quelle parti, chi ruba lo fa ad un Popolo, ad una Nazione.

In Italia, invece, i fondi europei sono prateria per ruberie. Peggio nel Meridione dove 70mld di fondi non sono spesi o hanno trovato altre vie.

Chi lo fa, lo fa per arricchirsi. Ma lo fa anche perchè non sente nessuna remora morale al latrocinio, se non la paura di essere beccato.

Colui che ruba o che non fa il suo dovere non sente il peso morale di una Nazione, ormai sfondata nella sua chiglia ed in galleggiamento, senza una seria guida.

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