RAGUSA – Si sta creando un discreto livello di confusione per la gestione della tassa di soggiorno che Airbnb ha deciso di gestire autonomamente.
La tassa di soggiorno, internazionalmente conosciuta come “Tourist Tax” è generalmente stata, da sempre versata, direttamente nelle casse comunali dai proprietari/gestori di strutture di ospitalità.
Per il tentativo di raccogliere quanto più possibile ed evitare rischi di evasione, i governi centrali hanno e stanno spingendo le OTA (i portali di prenotazione) a fungere da agente pagatore.
Uno dei primi ad andare in questa direzione in maniera decisa, è stato AirBnB che ha sottoscritto accordi con le diverse amministrazioni comunali per la raccolta ed il conferimento di questa tassa.
Confusione: non si sa bene chi paga cosa
Ma, a quanto pare, il sistema di raccolta e conferimento non si raccorda bene con il sistema in uso nei comuni. Praticamente AirBnB raccoglie gli importi automaticamente durante la prenotazione tramite il suo portale e poi, a scadenze, li trasferisce ai comuni.
Ma l’organizzazione degli uffici turistici comunali è generalmente “per struttura”, per cui il collegamento tra il versato e la struttura turistica, è diretto. Con un versamento collettivo, tale congiunzione è praticamente difficile da ottenere.
Cioè una struttura, pur avendo versato indirettamente tramite AirBnB, potrebbe risultare “debitrice” facendo scattare in automatico un accertamento sulla riscossione e versamento del tributo. C’è chi, entrato in questo cerchio burocratico, pare abbia preferito ri-versare la somma (comunque molto piccola) per evitare che l’automatismo del software comunale desse il via a tale procedure.
Insomma, una ennesima confusione data dal regno incontrastato della burocrazia.
Ragusa si dissocia
Tra l’altro, mentre alcuni comuni hanno sottoscritto degli accordi, con altri AirBnB non ha avviato nessuna “collaborazione”.
Tra questi esempio il Comune di Ragusa il cui ufficio competente si è visto costretto a fare una sorta di “circolare” per chiarire tale aspetto con le strutture turistiche.
In pratica il dirigente ha chiarito che non esiste nessun rapporto di collaborazione tra AirBnB ed il Comune di Ragusa. Per cui la tassa di soggiorno che viene trattenuta per il successivo versamento all’amministrazione comunale, è fatta in maniera “illegittima”. Rimanendo nella responsabilità di ciascun gestore turistico il versamento.
La stessa precisazione pare sia stata fatta ad AirBnB chiedendo appunto di non raccogliere automaticamente tassa di soggiorno dalle strutture nel territorio comunale di Ragusa.

Scicli: sotto Airbnb, Ma per quanto ancora?
Stessa situazione di raccolta pro-bono di AirBnB anche nella città di Scicli.
Qui pare in effetti ci sia un accordo risalente alla passata amministrazione comunale in cui AirBnB è stato autorizzato a tale procedura. Ma la raccolta collettiva senza indicazione delle singole struttura, sta creando problemi di gestione negli uffici delegati. Risulta praticamente impossibile capire chi e perchè paga. Creando così difficoltà.
Per Scicli, per il primo trimestre, pare che non servano adeguamenti. Ma per i versamenti di Luglio relativi al 2° trimestre, per chi ha prenotazione Airbnb, la richiesta sarà di entrare nel portate del comune dove ci sarà una voce specifica in cui indicare il numero di “pax“, gli ospiti, arrivati via Airbnb. Una situazione che ha creato confusione negli uffici e potrebbe essere che, se le cose vanno in questa direzione, si potrebbe chiedere una “rescissione” di accordo tra il Comune di Scicli ed AirBnB.
E tale “casotto” che non è solo della Sicilia. Pure nel “profondo Nord” questa situazione è ballerina (vedi es a Rho, provincia di Milano)
AirBnB, che ne sa?
D’altra parte, il portale degli OTA non può avere scienza e coscienza dei circa 1.200 sui comuni italiani che applicano la tassa di soggiorno ognuno con proprie caratteristiche (non tutti la applicano e tra i comuni con le caratteristiche per farlo, il totale è del solo 22% (anno 2021. Fonte Ministero del Turismo).
Ogni comune ha delle sue specifiche. Esempio Ragusa ha un pagamento di massimo 7 giorni con esclusione dei minori di 12 anni. Sono poi esclusi malati ed accompagnatori, autisti ed tutta un’altra serie complessa di soggetti. Moltiplicando tali specifiche proprie di ogni comune per 1.200, altro che intelligenza artificiale ci vuole per fare le cose “secondo legge”!
Tanto è vero che adesso, il calcolo della tassa di soggiorno che i portali OTA applicano, è semplice ma errato: “numero pernotti per numero di persone”. Per cui una famiglia di 4 con due figli sotto i 12 anni che stanno per 15 giorni, con 1€ di tassa, hanno un preventivo sui portali di 4€*15=60€ quando in effetti sarebbe 2*7=14€. Un incasinamento totale e un danno per le strutture che devono ospitare.
Burocrazia pericolosa: sempre di più
Ciò che emerge, è però una continua esacerbazione delle pratiche burocratiche che, solo perchè oramai usano “portali online”, pensano si debba passare ore a giocarci dentro.
Di portali in portali si può arrivare a 5, 6 di questi siti in cui accesso è dotato di password, SPID, doppia autorizzazione, verifica e via dicendo con la seria possibilità di sedersi davanti sti portali per lunghissimo tempo, solo perchè uno viene a dormire una notte da te. Ed il tasso di errore è alto.
Invece di rendere le cose più facile ad un settore che, in Sicilia, ha un apporto al PIL regionale di circa il 12% (considerando l’indotto) con 128.000 addetti, il gioco è fatto a demoralizzare, destrutturare, deprivare. Nella provincia di Ragusa l’Istat indica 21.758 posti letto tra strutture alberghiere ed extra-alberghiere: una realtà possente.
Il problema è che forse ancora il turismo non è organizzato bene per far sentire la propria voce. (mlm)

