SCICLI – Tra qualche giorno è Pasqua. Ma per Scicli è “la festa del Gioia” una manifestazione che è quasi parallela alla Pasqua. E che ha una sua così totale personalità d’aver catalizzato l’attenzione di tanti e l’attrazione per tantissimi.
Il Gioia, la statua del Cristo Risorto che per 364 giorni rimane in attesa, domenica prossima 20 Aprile, distribuirà energia alle migliaia di persone che saranno accanto. Con lo stupore in viso di chi non ha mai visto questa festa con una statua di Cristo che salta, sussulta, gira, corre e torna indietro come forse nessun Umano da solo farebbe.
A dare vita a questo abbraccio sussultante, sono i “portatori”, oggi formalmente inseriti in una associazione ma che, per tradizione, sono singoli ed autonomi e un po’ anarchici nel posizionarsi sotto la “vara”, la pesante struttura in legno che supporta la statua.
Secondo la tradizione del “passaparola”, l’enorme energia che fa davvero sussultare e ballare la statua, proviene dalla reazione alla fine della Quaresima da parte degli antichi macellai, “vuccieri” una volta. Che, dopo 40 giorni di stretta osservanza del digiuno della Quaresima che impediva il consumo di carne alla popolazione (e loro quindi non vendevano), si liberavano di quella stretta religiosa onorando e festeggiando l’arrivo della resuscita: per Gesù e per loro.
Insieme alla valenza religiosa, una celebrazione che si distingue per il carattere palesemente paganeggiante con chiari richiami ai rituali iniziatici ed orgiastici, come avveniva negli antichi riti agrari. La statua lignea del Cristo, opera settecentesca attribuita a Civiletti. (fonte: Reis)
Portatori: la forza della festa
I “portatori”, l’anima pulsante della Festa, a centinaia stanno letteralmente contando i giorni che mancano. Si sente davvero il ticchettio al rovescio per arrivare al momento in cui, dentro la Chiesa, da un incredibile silenzio totale in segno di rispetto al “Venerabile” si sentirà un boato enorme che riempirà ogni capitello della Chiesa. Chi, visitatore o turista non conosce questo momento, rimane letteralmente shockato: non si aspetta che da un silenzio praticamente assoluto nel vuoto si alzi un boato che sale davvero verso le cupole della chiesa. Un grido che segue l’elevarsi della statua come se ricevesse, da quel grido, l’anima per diventare viva.
E da li, da una chiesa prima silente ad un spazio che si riempie di urla, la Statua comincia il suo percorso mai certo, mai lineare, mai prevedibile.
Oggi c’è molta scenografia. I portatori sanno che sono al centro dell’attenzione e i “social” anche qui hanno contribuito a rendere in senso “instagrammable“, cioè “cose da pubblicare sui social”.
Ma, si sente però con chiarezza che, mentre la Statua saltella, si piega, torna indietro e va avanti, a supporto di tutto c’è la Tradizione centenaria di un Popolo e di una Cultura forte e che non si può piegare.
Lasciamo qui un video fatto nel 2019 in cui viviamo con i “portatori” i momenti prima del grido: “Gioiaaaa”
Storia (fonte: Registro della Eredità Immateriali Regione Siciliana)
Pur non avendo notizie precise sull’origine della festa del Cristo Re Risorto di Scicli, un decreto episcopale fornisce una data in cui era già in uso portare in processione una statua del Cristo Risorto, si tratta del 16 aprile 1688 e si parla di una licenza per poter svolgere la processione del SS. Sacramento nel giorno di Pasqua da S. Maria La Piazza fino alla Chiesa di S. Maria La Nova dove sarebbe avvenuta la benedizione, seguita, dalla traslazione della statua del Cristo Risorto.
Stando alle autorizzazioni per le processioni, una statua del Cristo Risorto doveva esserci fino al 1693, ma dovette andare distrutta nel terremoto poiché a partire dal 1694 non se ne hanno più notizie. Dopo il terremoto infatti si svolgerà per diversi anni soltanto la processione del SS. Sacramento.
Ad una processione del Cristo Risorto si fa nuovamente riferimento nel 1731; ci sarebbero dunque due simulacri precedenti a quello portato in processione oggi; il primo riferimento alla statua attuale si rintraccia all’interno di un inventario relativo al passaggio di consegne tra collegiata e amministrazione dell’eredità Busacca del 24 dicembre 1799, di cui la statua faceva parte.
Un’altra interruzione della festa si avrà negli anni della ricostruzione ottocentesca della chiesa dal 1818 al 1835. Da allora ogni anno la domenica di Pasqua è allietata dalla presenza del Cristo Risorto.
La tradizione vuole che il fercolo del Cristo Risorto fosse portato in processione insieme al SS. Sacramento seguendo un percorso molto semplice rispetto a quello attuale: dalla Chiesa di S. Maria la Nova si arrivava al piano della Nunziata (cioè il Carmine) e qui c’era l’omaggio dei Padri Carmelitani. Subito dopo ci si dirigeva verso via del Corso e il fercolo sostava presso i monasteri di S. Giovanni, S. Teresa e S. Michele per entrare poi nella Chiesa di S. Maria La Piazza, dove il lunedì mattina veniva celebrata una messa, e il martedì dopo pranzo le statue erano riportate nella Chiesa di S. Maria la Nova.
Quando S. Maria La Piazza fu demolita e il titolo parrocchiale di questa passò alla chiesa dei Carmelitani la meta della processione fu la Chiesa del Carmine: ma in polemica contro i massoni che avevano voluto la demolizione della Chiesa di S. Maria La Piazza il Cristo Risorto prima di entrare al Carmine fu condotto ogni volta all’antico sito di S. Maria La Piazza (attuale Piazza Busacca) e presso i monasteri ormai abbandonati.
La processione del martedì venne abolita nel 1905, si decise quindi di allargare l’itinerario della processione con conseguente rientro nella stessa giornata nella Chiesa di S. Maria la Nova, fino al 1930 quando, con l’arrivo dell’illuminazione pubblica, il rientro fu posticipato alla sera della domenica, dopo il concerto della banda musicale.
Foto di apertura di Tonino Trovato alias “Ricciolino”
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