MARIANOPOLI (CL) – Esiste nel cuore della Sicilia collinare un piccolo centro di meno di duemila anime – Marianopoli, per l’esattezza – che evidentemente non si rassegna al bvolto anonimo dello spopolamento.
La comunità, con un guizzo d’orgoglio che sorprende persino i più scettici, custodisce un patrimonio culturale che farebbe invidia a città con dieci volte i suoi abitanti, anche se probabilmente i residenti stessi entrano nei musei solo quando piove forte o per accompagnare le scolaresche in punizione.
Il fulcro di questa ambizione culturale è il Palazzo della Cultura Sikania, una struttura polifunzionale che campeggia fieramente nel tessuto urbano e la cui facciata è dominata dal monumentale murales della “Dama di Mitystraton”. Un’opera d’arte urbana che, a onor del vero, molti scambiano per un cartellone pubblicitario sbiadito o per il muro di cinta di un magazzino, ma che la giunta definisce con fermezza un “manifesto visivo”.
Marianopoli (i Maṅki in siciliano) è un comune italiano di 1 488 abitanti del libero consorzio comunale di Caltanissetta in Sicilia.
Il territorio di Marianopoli è prevalentemente collinare, nella zona settentrionale del libero consorzio comunale, ai confini con la città metropolitana di Palermo. Marianopoli sorge su una collina a 720 metri sul livello del mare, a nord-ovest di Caltanissetta, da cui dista soli 35 km. Confina con i comuni di Caltanissetta, Mussomeli, Petralia Sottana, Santa Caterina Villarmosa e Villalba. Dista 107 km da Agrigento e 54 km da Enna.
Dalle monete antiche ai forconi dei nonni
Al primo piano, l’edificio ospita il Museo Archeologico Regionale intitolato ai fratelli Landolina Paternò di Rigilifi, nobili ottocenteschi evidentemente senza hobby migliori della numismatica che intuirono per primi l’importanza archeologica dell’area (ipotizzando la mitica zecca di Mitystraton). Nelle sale si snoda una collezione che va dal V millennio a.C. all’età ellenistica, raccogliendo i frutti degli scavi di Monte Castellazzo e Montagna di Balate: reperti che per l’osservatore medio si dividono in due categorie ben distinte: “cocci rotti” e “vasi un po’ meno rotti ma comunque vecchi”.
Al piano superiore, la sezione etnoantropologica – intitolata a Padre Don Salvatore Benvenga – rende omaggio alla civiltà contadina e alla memoria delle antiche miniere di zolfo e sale. Un tuffo nella fatica dei campi che serve soprattutto a ricordare ai giovani di oggi che lamentarsi del Wi-Fi lento in fondo è un peccato veniale.
La svolta di ANCI Sicilia
L’ingresso del Palazzo Sikania nella Rete Musei di ANCI Sicilia rappresenta ora una svolta strategica per uscire da quell’isolamento geografico che storicamente penalizza le aree interne.
A ribadirlo è il sindaco Salvatore Noto, il quale ha dichiarato con toni istituzionali che l’operazione non è una mera formalità burocratica, bensì «un atto di visione politica e culturale profonda» volto a valorizzare la doppia anima identitaria del borgo. Un concetto altisonante che tradotto in soldoni significa: speriamo che arrivi qualche pullman di turisti a comprare almeno una bottiglietta d’acqua al bar della piazza.
(fonte: comunicato stampa)
