ROMA – Il turismo, in Italia, è tornato ai livelli 2019, i “famosi” livelli pre-pandemia che sono diventati il parametro di analisi del settore Turismo.
Secondo la Banca d’Italia nel report “Indagine sul Turismo Internazionale“, la spesa dei turisti europei è ritornata appunto ai livelli “pre-pandemia” mentre gli stranieri erano già ai livelli più alti dal 2022. A livello mondiale, secondo Un Tourism (una volta WTO), il turismo è rientrato all 97% rispetto ai dati del 2019.
Questo ha portato ad un aumento del surplus della bilancia dei pagamenti turistici, ovvero del guadagno tra entrate ed uscite per i turisti stranieri che arrivano e gli italiani che escono. Secondo Banca d’Italia siamo a +1% rispetto allo 0.9% dello scorso anno. Cioè, ad oggi, arrivano più turisti di quelli che partono e l’importo stimato da B.I. è di 20.1mld €.

Più spesa ma meno turisti
Se però la spesa è tornata ai livelli pre-2019, è il numero totale dei turisti che scarseggia. Secondo questi dati, il numero dei turisti in arrivo in Italia e quello degli Italiani all’estero è del 10% inferiore a quelli del livello pre 2019.
In questo senso, se inferiore è il numero dei turisti ma sale la spesa, delle due l’una: o la gente spende di più, o sono aumentati, e di molto, i prezzi. Ed i prezzi che salgono in effetti forse sono proprio la causa. Una tensione che rischia di sbordare nei sempre presenti “social”.
Non è però l’Italia ad avere il record delle presenze. Meglio di noi ha fatto la Grecia (e questo si sapeva), la Spagna (anche questo è ..storia). Ma meglio ha fatto anche il Portogallo.
L’arte tira. Immaginate allora: “Arte + Mare”= Successo
Tra le aree che attirano di più, a quanto pare tre le prime sono le città d’arte. I numeri dicono che le vacanze culturali nelle città d’arte sono cresciute di oltre il 40%, superando i dati del 2019 e posizionandosi come mete preferite. Il mare rimane stabile mentre il calo è vissuto dalle vacanze in montagna.
Questa preferenza culturale, ha portato ad una crescita delle località dell’Italia Centrale con una quota del 26%. Stabile invece l’Italia insulare.
Chi arriva in Italia lo fa per la maggior parte in auto. In effetti se consideriamo la quota di turisti della Regione Veneto, una stragrande maggioranza proviene dalle regioni del Nord Europa che arriva fin la in automobile. Ciò significa che il restante 50% viaggia in aereo. E difatti è così, anche se i dati dicono il 47%. Per cui rimane un 3% che userà treni, o bici, o moto.
Più extra EU che EU

I viaggiatori maggiori che arrivano in Italia, sono per il 35% extra EU con una riduzione 2022/2023 della spesa dei viaggiatori dell’Unione Europea. Questo dato indica che i viaggiatori EU tendono ad andare fuori dai confini EU e, quindi, spendono in quelle aree geografiche. Chi spende da noi invece sono America Settentrionale, Asia e Regno Unito. Segno che la promozione del territorio, italiano e locale, deve essere fatta in questi luoghi.
A “caccia” di Cinesi
In Cina, per esempio, secondo i dati della Unwto (l’organizzazione mondiale del turismo) si ha il livello di massima spesa. Si stima infatti che i turisti cinesi abbiano speso nel 2023 USD 196.5 mld nel 2023, seguiti da Americani, Tedeschi, Inglesi e Francesi.
Purtroppo l’Italia non è tra le maggiori destinazioni. La Francia con la sua poetica e “grandeur”, riesce ad essere al top con 100 milioni di turisti nel 2023.S egue poi la nostra più grande concorrente, la Spagna con 85 milioni seguita daglil USA con 66 milioni. Poi arriviamo noi, “Italy” con 57 million appena sopra i 55 mln della Turchia.
Gli alberghi prima. Ma poca tecnologia
Rimane invariata, secondo Banca d’Italia, la tipologia di alloggio. Un terzo dei turisti va in albergo o villaggio turistico; 1/4 va in sturtture extra-alberghiere (b&b, case vancaza) mentre 1/5 va da amici e parenti.
Chi organizza le vacanze, ha ormai una abitudine radicata nell’uso di moderne tecnologie. Però la tecnologia, quindi esempio piattaforme di prenotazione viaggi, alloggi, noleggi, è più usata dagli stranieri. Gli italiani sono più “carta, penna e telefono”.
Infatti dal 2016 al 2023 la spesa per pacchetti di prenotazione online è salita dal 14 al 36%. Mentre l’utilizzo di piattaforme è passato per la quota straniera dal 66 all’88% mentre per gli italiani siamo a da 43 a 69%. Praticamente oggi per trovare un alloggio, un albergo, una casa vacanza tutto passa attraverso le OTA, Online Travel Agency tipo Booking, Airbnb, o l’italiano (anzi, modicano) “Bed-and-Breakfast.it”

