SCICLI – Interessante giornata di formazione ed informazione a Palazzo Spadaro con l’offerta di una conoscenza della città di Scicli di prima del Terremoto del 1693 e sconosciuta ai più.
A seguire interviste a dr Mario Benenati, Vincenzo Burragato, sindaco Mario Marino, assessore Gianni Falla
All’interno della giornata “Scicli Futura”, si è potuto assistere alla consistenza ed alla evoluzione nei tempi dell’agglomerato urbano che poi portò alla città di Scicli.
Ottimi interventi a partire dal primo del prof. Paolo Militello (nella foto di apertura con la prima indicazione in arabo del nome “Scicli”) e poi gli altri a seguire che con video, diapositive e riferimenti chiari hanno onorato l’approccio scientifico, da veri studiosi della materia, delineando i contorni storici dello sviluppo cittadino facendo scopire strutture sconosciute. Come esempio una torre triangolare nell’area della collina di San Matteo, sorpresa per molti dei presenti.
Via Loreto, la fu via principale di Scicli
Una menzione va al dr Mario Benenati (nella foto di apertura) che, medico chirurgo di professione, ha qui dimostrato amore ed interesse profondo per la storia locale e che insieme con Giovanna Giallongo, hanno acceso la luce su un’area oggi praticamente centro storico ma dimenticata: via Loreto.
Era la via più importante del vecchio abitato, praticamente una via Nazionale del 1600 e che, benchè piccola e tortuosa, però passava accanto ai palazzi ed ai luoghi più importanti dell’epoca e che ha nei suoi bassi due importanti grotte (le Cisterne di Via Loreto) oggi non visitabili. Oggi poco frequentata dai turisti, sarà però la via maestra d’accesso alle Grotte di Chiafura quando frequentabili.
Presenti anche il sindaco con parte della giunta e che sono intervenuti per la parte competente l’amministrazione in relazione alle spese da fare per rendere più fruibile molto del contesto storico locale.
Nel pomeriggio, poi, intervento dei rappresentanti delle cooperative ed associazioni che in questo ambito hanno creato percorsi e progetti per la fruizione turistica che stanno riscuotendo, pare, molto successo.

Il privato è stato inquisito e condannato “ex libris”
Accanto all’interessante excursus storico, una polemica si è sollevata quando è stato sostenuto che il privato, cioè l’intervento privato nell’ambito dello sviluppo del territorio e della città, dovrebbe essere del tutto escluso. Il vocabolo “vincolo” da applicare a furor di popolo (d’èlite), è stato trionfalmente veicolato. Come in una specie di inquisizione moderna, chiunque privato voglia investire – i propri soldi ed all’interno di regole corrette – deve essere fermato e pre-condannato.
Un approccio che è parso ideologico, probabilmente anche sconnesso dalla realtà dei tempi e che vede ancora nella “Mamma Stato” (o Papà, scegliete voi), la soluzione di tutte le questioni, dalla nascita alla morte.
Accanto alle battute, probabilmente provocatorie di chi, ove fosse sindaco come primo intervento spenderebbe soldi a San Matteo o Sant’Antonino (con il dubbio emerso di come poi si potrebbero affrontare strade, fogne, acquedotto, rifiuti urbani e via dicendo), l’idea che il privato debba essere additato, condannato e fatto fuggire, è un concetto fondamentalmente deleterio.
In linea di massima, parlando per grandi scenari, si potrebbe rischiare che il privato che volesse investire (il privato investe, lo Stato spende) visto il cappio al collo, andrebbe da altre parti.
Un esempio è l’intervento nell’ex colonia estiva di padre Gabriele di cui abbiamo parlato qui. E’ stata acquistata, ci hanno messo mano ma ora tutto è rimasto fermo per il ginepraio burocratico amministrativo di cui l’Italia è famosa. Ed una struttura ricettiva che poteva dare spazio al famoso “turismo di qualità contro il turismo di massa” di cui tutti parlano, è svanita. E con essa, pare, anche i 5 milioni di investimento che erano in bilancio e diversi posti di lavoro.
Soldi pubblici finiti: che famo?
Del rapporto pubblico-privato, poco si è parlato, dato forse per scontato dagli organizzatori. Però un paio di contrappunti sono stati fatti e, devo dire in maniera inattesa, da funzionari pubblici.
L’ing. Andrea Pisana dirigente capo tecnico del comune di Scicli, ha evidenziato come l’apporto del privato sia importante per un approccio concreto e serio allo sviluppo ed alla cosiddetta “valorizzazione” dell’ambiente, storico e sociale. Molto concretamente, ha detto l’ing Pisana, i fondi pubblici molto scarsi non permettono interventi che in teoria si vorrebbero.
Più diretto e da stiletto l’analisi dell’archeologo della Soprintendenza Saverio Scerra che ha lapalissianemente detto che “quando negli anni ’70 c’erano i soldi (pubblici, ndr), non c’era questa sensibilità; ora che non ci sono i soldi, tutti sono più sensibili“.
Purtroppo non è stato possibile aprire una discussione sul merito di tali questioni perchè la strutturazione della giornata non lo permetteva neanche. Anche la “tavola rotonda” finale è stata piuttosto un <tavolo retto>, con la presenza praticamente della stessi intervenuti durante l’intera giornata e con un richiamo costante al pubblico che, se voleva intervenire, doveva essere breve e fare solo domande.
Meglio analizzare bene le cose da fare. Senza preconcetti
Di certo però è un fattore di confronto che deve avere il suo spazio. La preservazione sic-et-simpliceter del lascito del tempo trascorso (se si dice ‘storia’ sembra valere di più) ha senso se inserita in un contesto di analisi e sviluppo del presente verso il Futuro.
Se a Parigi a metà dell’800 il prefetto Haussmann non faceva abbattere l’intricato accrocchio medievale di vie per preservare la bottega storica del calzolaio, ai tempi a Parigi morivano di malaria ed oggi non ci sarebbero i boulevard. Più modestamente, se a Scicli nel XIX secolo non si fosse smantellata la Chiesa di Santa Maria la Piazza per dare vita alla via Maestranza (fonte: “Memorie di Scicli” di Mario Pluchinotta) oggi ancora si dovrebbe passare dal budello sotto il Palazzo Beneventano per andare verso Modica.
Il rischio di un tale approccio “dagl’è al privato” se portato all’eccesso da Inquisizione v2.0 potrebbe portare a sloggiare tutte le attività economico/commerciali oggi esistenti dai bassi dei palazzi dove una volta c’era il magazzino del grano, il falegname, ecc ecc.

L’ombellico del Mondo
C’è poi da evitare il ‘guardarsi l’ombellico’ e pensarsi il centro del Mondo. Di convegni belli ed interessanti come questi, ogni città e paese, ne fa con molta frequenza. E tutte le città e paesi chiedono inteventi pubblici per ‘valorizzare” il proprio territorio.
In Sicilia con sono 391 comuni, ognuno con la sua Storia e Tradizioni che vuole difendere e, sempre, valorizzare. E tutti, legittimamente, chiedono soldi pubblici. Poi li è vero che la destinazione dei fondi segue strade politiche, ma non è questo l’argomento adesso.
Si è parlato di strasforo anche della Fornace Penna. Anche li, se si aspetta Papà Stato e Zia Regione non si farà niente. Se invece si coinvolgesse una forte società, del Nord, dell’estero, permettendo entro paramentri ben definiti ma non diabolici e fallimentari di avviare lavori di ristrutturazione per fare un hotel, un ristorante e dedicando uno spazio alla fruizione pubblica, tutta l’area risorgerebbe. Se si aspetta il “contenitore polivalente e multiculturale” stile anni 70, si rischia la quasi certezza di lasciare tutto fermo. E di lamentarsi quando crollerà.
Stessa ipotesi per San Matteo
Oggi la valorizzazione della città, seria e non da racconto, è venuta dai privati che hanno avuto il coraggio di investire e gestire, all’interno di un contesto burocratico infernale, attività che devono fare i conti con la realtà odierna molto, come dire, “dinamica”. E che riproduce, per fortuna virtualmente, il terremoto del 1693.
D’altra parte, condannare il privato come il “cattivo” a prescindere, può far dimenticare che i costi di gestione dello Stato, gli stipendi (soprattutto i pubblici) le pensioni (queste solamente di tipo pubblico) sono pagati dall’economia che gira. E dalle tasse dei privati.
Raccontare Scicli alla Città. Forse alla chiesa di Santa Teresa centro convegni e culturale prossimo venturo?
Se qualcuno è arrivato a leggere fin qui, allora faccio una proposta. Al di là delle polemiche che accendono gli animi ma spengono la realtà, la presentazione di questa Scicli sommersa è stata interessante. Forse l’amministrazione potrebbe organizzare una tale presentazione della Città in uno spazio pubblico, aperto a tutti. Così molti di più dei soliti noti potrebbero conoscere e, davvero, valorizzare dove vivono e la propria vera Cultura.
E visto che abbiamo saputo che a breve la chiesa sconsacrata di Santa Teresa in via Penna potrebbe tornare ad essere un centro per convegni ed incontri così da ridare uno spazio culturale usufruibile alla città, l’inaugurazione potrebbe essere fatta raccontando la Città com’era. (mlm)
foto: cortesia Tonino “Ricciolino” Trovato
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