SCICLI – Il progetto URBANFLOODS mira a rendere le città più resistenti agli allagamenti, soprattutto quelle situate lungo le coste dell’Adriatico e dell’Ionio. L’obiettivo principale è creare un sistema avanzato che aiuti a prevenire e gestire le inondazioni causate dai piccoli fiumi urbani.
Come funziona?
Verrà sviluppato un sistema informatico che, analizzando dati come il livello dei fiumi e le previsioni meteo, sarà in grado di prevedere le inondazioni e suggerire le azioni più opportune e si lavorerà per migliorare le difese naturali (ad esempio, ripristinando le zone umide) e quelle artificiali (come gli argini), e per mettere in atto piani di evacuazione efficaci.
Verranno poi raccolte e condivise le migliori pratiche per gestire le inondazioni, in modo da aiutare altre regioni a far fronte a questo problema cercando di sensibilizzare i cittadini sui rischi legati alle inondazioni e di promuovere comportamenti responsabili.
Perché è importante?
Il cambiamento climatico e l’urbanizzazione aumentano il rischio di inondazioni, soprattutto nelle aree costiere. Questo progetto vuole contribuire a ridurre i danni causati da questi eventi estremi e a proteggere le persone e le infrastrutture.
In sintesi, URBANFLOODS è un progetto ambizioso che punta a rendere le città più sicure e resilienti di fronte ai rischi legati all’acqua. Spesso tali corsi d’acqua rappresentano fattori di rischio di inondazione per le comunità urbane, un rischio esacerbato peraltro dalla rapida urbanizzazione e dal cambiamento climatico.
Le inondazioni nei Paesi del Mediterraneo sono sempre più frequenti (tutti ricordano le immagini di Valencia di qualche mese fa) per una ragione semplice: eventi climatici estremi e il sempre maggiore consumo di suolo.
La zona Iblea
Mentre a livello internazionale il partenariato del progetto vede coinvolte diverse organizzazioni dell’area balcanica provenienti da Nord Macedonia, Serbia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Slovenia e Albania, con Capofila l’Università della Macedonia Occidentale in Grecia, per l‘Italia sono coinvolti la città di Macerata e la Svi.Med. Ets, che è responsabile delle attività pilota nel torrente Modica-Scicli, in cooperazione con i Comuni di Modica e Scicli, in qualità di partner associati.
“Il 15 gennaio scorso – dice il comunicato – il sindaco di Scicli Mario Marino, l’assessore Enzo Giannone e il caposettore tecnico Ing. Andrea Pisani, insieme all’ing. Giovanni Iacono e Emilia Arrabito, di Svi.Med, hanno incontrato a Palermo il segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia, Ing. Leonardo Santoro e il suo staff. Pianificazione, gestione e prevenzione del rischio alluvione nella gestione del torrente Modica-Scicli sono gli obiettivi del Comune nella collaborazione con l’autorità presieduta dall’ing. Santoro, sempre scrupoloso e prodigo di attenzioni per il territorio di Scicli. Il prossimo appuntamento sarà a Scicli per il primo tavolo di confronto del progetto Urbanfloods, a livello nazionale che si terrà il prossimo 13 febbraio 2025 in collaborazione con il Comune di Macerata”
Intanto, l’amministrazione comunale ha chiesto al Dipartimento regionale di Protezione civile un finanziamento per la messa in sicurezza delle falde acquifere di contrada Fontanelle, San Guglielmo e Galluzza. La stazione pluviometrica e la tutela delle falde delle sorgenti che alimentano l’acquedotto di Scicli rientrano in un progetto organico di preservazione di una porzione di territorio, quello che discende da Salto di Lepre, essenziale per la salute della comunità sciclitana.
