DUBLINO – Secondo una denuncia della organizzazione Noyb.eu, la compagnia Ryanair sta implementando un sistema di riconoscimento facciale per l’accesso ai suoi voli. In pratica i nuovi clienti che devono, anche questo obbligatorio, fare un account sul sito Ryanair per la prenotazione di un volo, adesso dovranno anche fare questo riconoscimento facciale via web.
Secondo quanto riportato, se non si vuole procedere con questo “riconoscimento facciale”, il nuovo cliente dovrà inviare una copia della propria carta di identità. Un certo eccesso di procedure che renderà meno “friendly” l’uso della piattaforma.
Violazione obblighi privacy
Ma oltre alla “rottura”, secondo gli esperti del settore, ci sarebbe anche una violazione delle norme sul diritto alla privacy. Noyd ha infatti inoltrato al Garante della Privacy in Italia, una denuncia (qui). La denuncia indica che Ryanair con tale pratica vuole da un lato concentrare sulla sua piattaforma le prenotazioni dei voli tentando così di vendere anche servizi accessori come noleggi, prenotazioni alberghiere e con ciò violando termini di concorrenza libera. Dall’altro viola le norme sulla privacy non essendo il requisito del riconoscimento biometrico necessario alla formalizzazione del contratto di acquisto di un biglietto.
Ryanair ci riprova
Non è la prima volta, a detta della organizzazione con sede a Vianna, che la Ryanair ci prova. Già nel 2023 la Nyob aveva denunciato la compagnia aerea ma senza avere risultati in termini di presa di posizione degli organi di governo. Secondo Idtechwire.com rischia una multa di 450mln di € per questa causa in corso.
Si fa per la sicurezza e la produttività
Il sistema di riconoscimento facciale, però, è in completa evoluzione nel mondo. Forse anche per questo, il garante della privacy in Italia non ha dato uno suo parere.
Nel settore della navigazione aerea, poi, è estremamente in voga soprattutto per la gestione degli imbarchi fatti in sicurezza. In USA il U.S. Customs and Border Protection (la dogana statunitense) ha dichiarato di avere sgamato oltre 1900 “passeggeri” che volevano entrare negli USA con documenti falsi. E che il riconoscimento biometrico ha scovato.
In effetti, un dato statistico indica che c’è meno di una possibilità su un milione che un iPhone possa essere sbloccato via “facial” e l’accuratezza del riconoscimento raggiunge il 99.5%. E questo smentisce scientificamente il detto tradizione per cui “siamo 7 nel mondo con la stessa faccia”.
Ed il riconoscimento biometrico rende più veloce l’imbarco. La compagnia aerea Turkish Airlines ha cominciato a profilare i suoi passeggeri nel volo da Boston e Miami con riferimento agli aeroporti turchi di Istanbul e Izmir.
Secondo i dati riportati, il processo di imbarco si è velocizzato del 50%, aumentando significativamente le procedure. Al Singapore’s Changi Airport si è riportata una riduzione notevole nei tempi per il rilascio del visto di accesso mentre al Dublin Airport si è visto un miglioramento dei ratios di accesso dei passeggeri.
Problemi per la privacy
Ovviamente un tale uso di riconoscimento biometrico, entra in conflitto certamente con la gestione della privacy così come inteso nel mondo Occidentale. Il WEF (World Economic Forum), uno dei forum più autorevoli in tema di internazionalizzazione, ha indicato la necessità che tali profressi tecnologici siano adattati al tema non secondario della privacy. Il WEF han indicato un “approccio etico” anche se in tema di eticità poi, ognuno, ha i suoi valori.
Negli USA gli utilizzatori del sistema iPhone che usano lo sblocca facciale, sono stimati in 176milioni con 131 milioni che usano il sistema giornalmente.
Insomma, è una battaglia forse persa in partenza e che magari darà spazio solo a prese di posizione di facciata o burocratiche.
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English – Ryanair is facing criticism for implementing a facial recognition system for flight bookings, which also requires new customers to create accounts online. The privacy organization Noyb.eu has filed a complaint, alleging breaches of privacy rights and competition laws. The airline risks substantial fines for these practices, which raise ethical concerns over passenger privacy.
